mercoledì 29 marzo 2017

Nyepi a Ubud

Di Ubud e dell'alloggio super economico che ho trovato vi parlerò nei prossimi giorni.

Oggi vi racconto la grande festa di Nyepi che ho voluto seguire fin dai preparativi perché a me piace sbirciare dietro le quinte, scoprire come le cose accadono. Vi spiego un po' come funziona, ma le foto e i filmati vi saranno d'aiuto per comprendere la confusione nella quale mi sono ritrovata. La mia amica Laura descriverebbe la mia notte di lunedì con una sola parola: burdell! L'idea di Nyepi è appunto quella di fare più baccano possibile durante la notte per attirare il male sull'isola e poi farlo andar via per un anno con il successivo giorno del silenzio durante il quale è vietato uscire per la strada, accendere le luci e ascoltare musica.

Cominciamo, però, dal pomeriggio.

lunedì 27 marzo 2017

Aspettando Nyepi

È la prima volta che scrivo un post dal cellulare, non so come apparirà, ma è solo per avvisarvi che sono a Ubud (evviva) e ho trascorso il pomeriggio a seguire i preparativi per il capodanno lunare. Non so se domani, giorno del silenzio, ci sarà la connessione Internet. Male che vada ve lo racconterò mercoledì.
Intanto vediamo se riesco a caricare uno dei filmati girati oggi. Funziona?
No, non funziona.



domenica 26 marzo 2017

Fuga da Seminyak

Venerdì sono stata all'ufficio immigrazione di Denpasar per il secondo appuntamento (vi racconterò l'iter per bene, non appena ne sarò uscita) e, quando mi hanno consegnato la ricevuta con la data in cui finalmente mi restituiranno il mio passaporto, mi son passate per la mente imprecazioni in italiano, inglese e indonesiano: 4 aprile. Come 4 aprile? Altri dieci giorni d'attesa a Seminyak?


Sono tornata in albergo pensando a come migliorare la mia permanenza in un luogo che detesto, ripetendomi che c'è di peggio e aggrappandomi alla storia di risparmiare sul trasporto. Alla fine, però, ha prevalso una della voci nella mia testa che urlava: eh no, cara, di restare qui a deprimersi proprio non se ne parla! 
Così domani me ne vado a Ubud e ve lo dico con un gran sorriso. Anziché in taxi, risparmierò in psicanalisi, e poi è solo per una volta. Prenotare il nuovo alloggio mi ha illuminato l'umore e per avere la stanza bastano la fotocopia del mio passaporto e la ricevuta dell'ufficio immigrazione. Per noleggiare un motorino, invece, dovrò aspettare di riavere il mio documento perché i poliziotti per la strada non vedono l'ora di fermare una turista con qualcosa fuori posto per pagarsi la colazione. 
Non appena sarò in regola, vi porterò alla scoperta della parte migliore dell'isola, ma nel frattempo da Ubud partono anche bei sentieri da percorrere a piedi o in bicicletta. Mi manca il verde, il mio colore preferito, e l'interno di Bali è uno smeraldo, credetemi.
Scimmiette, scoiattoli e uccellini mi aspettano nei giardini, tra le risaie, e le case tipiche con sculture e decorazioni in pietra e legno, nei dintorni di piccoli templi dove ogni sera si può assistere alle danze che raccontano episodi della mitologia balinese. C'è anche uno dei mercati più belli che abbia mai visitato, se la gioca con i souk di Essaouira e Marrakech in Marocco.
E poi c'è Nyepi e sono felice di poterlo vivere in una cittadina famosa per l'arte e l'artigianato, so già che le maschere dei demoni saranno spettacolari. 
Insomma, non vedendo la luce in fondo al tunnel, ho buttato giù la parete.
Ci vediamo dall'altra parte, compagni di viaggio.

P.s. Tanto per darmi il colpo di grazia: mi sono svegliata con la stanza allagata dal temporale di stanotte. La valigia e lo zaino erano sul pavimento perché non ho un armadio e quando li ho sollevati gocciolavano. Piove ancora e la roba che ho steso fuori sotto la tettoia se ne sta molle a compatire il mio ottimismo. Intanto, asciugo lo zaino del computer con il phon.
Ho proprio bisogno di imparare nuove lingue per imprecare.





venerdì 24 marzo 2017

Toxicity

La spiaggia di Seminyak è ampia e lunghissima, la sabbia è soffice sotto i piedi. Il mare, che poi è Oceano Indiano, è bello e l'acqua sempre tiepida.




Si formano onde adatte al surf, soprattutto al mattino presto, il resto della giornata è per le lezioni ai principianti e ce ne sono parecchi.








Fin qui, sembra tutto bellissimo (anche se sono foto da cellulare). Poi guardo la spiaggia e mi rendo conto di cosa porta la marea insieme alle onde da surfare.

mercoledì 22 marzo 2017

Brutto post(o)

Seminyak è un paesino per turisti. È bruttarello, affollato anche in bassa stagione, pieno di negozi, bar, ristoranti che comprendono svariate trattorie italiane (un italiano che mangia italiano all'estero dovrebbe essere perseguito penalmente), mini market aperti 24ore. Per strada si incontrano solo stranieri, le insegne e i menù sono in inglese, le bancarelle vendono magliette con la scritta I love Bali. La spiaggia è infestata di ombrelloni e chioschi dove i servono cocktail con l'ombrellino. Insieme a Legian e Kuta Beach, Seminyak forma la triade del turismo di massa balinese. Esattamente il genere di località che evito come la peste. 

Allora perché mi trovo qui?
Perché è a soli trenta minuti dall'ufficio immigrazione di Denpasar e sto facendo le pratiche per il prolungamento del mio visto. Per i sette giorni lavorativi (minimo) necessari all'iter burocratico, ho scelto una sistemazione sul mare, ma dalla quale posso fare avanti e indietro senza spendere una follia in taxi. E dico “avanti e indietro” perché la procedura di rinnovo del visto sembra studiata dal più sadico dei burocrati, ma ve ne parlerò in un post dettagliato perché potrebbe essere utile ad altri viaggiatori.

Oggi, invece, voglio soffermarmi sul luogo dal quale non vedo l'ora di fuggire. Lo so, c'è di peggio e Seminyak evidentemente piace a migliaia di turisti, solo che io sono fatta in un altro modo. A me non interessano i negozi, preferisco i piccoli mercati locali; per me vita notturna sono i richiami degli animali nella foresta, non il rumore delle feste che durano fino all'alba; per me il mattino è un caffè con gli uccellini che cinguettano, non i clacson dei motorini; per me una spiaggia tropicale è semi deserta e devi portarti l'acqua da casa perché non c'è alcun bar nei dintorni e a Bali se ne trovano diverse – le avete conosciute nei miei viaggi precedenti – solo che bisogna allontanarsi dalle comodità per raggiungerle e i turisti sono pigri. 


Sono venuta in Indonesia per stare in mezzo alla natura, ma devo accettare questo intermezzo cittadino cercandone i lati positivi. Non ho ancora esplorato granché, forse allontanandomi dal centro scoprirò qualche ristorante tipico e angoli più caratteristici. 
Tra una visita e l'altra all'ufficio immigrazione, vado in spiaggia, la mattina presto, quando c'è poca gente e, anche se da queste parti la stagione del surf comincerà in aprile, c'è già qualche appassionato in azione tra le onde e orde di ragazzini che prendono le loro prime lezioni. Oggi, però, non vi mostro le foto che ho scattato in spiaggia perché per commentarle ho bisogno di un post intero.


Ho scelto un alloggio economico, privo di qualsiasi fascino, ma in fondo devo soltanto dormirci. Scriverò ben poco perché in camera non ho nemmeno un tavolino, sto seduta sul letto col pc sulle gambe oppure seduta per terra col pc sul letto. Non si può fare per più di un'ora. La potenza del wifi è scarsa, non so se riuscirò a caricare un album fotografico dedicato a Seminyak, ma non so neanche se merita lo sforzo di portarmi dietro la macchina fotografica (finora ho usato il cellulare). 
Per i balinesi questa non è Bali, però anche questa è Bali, seppure una zona dell'isola che ho sempre evitato nei viaggi precedenti, e ve la racconterò come la vedo. Oltretutto mi tocca trascorre Nyepi qui, dove si trasformerà in uno spettacolo per turisti perdendo il suo significato spirituale. Oh quanto sono depressa!


Mi auguro che questi sette giorni lavorativi (minimo) passino in fretta e so che lo sperate anche voi per leggere cronache più interessanti e avventurose delle mie lamentele, ma ultimamente, tra scrittori, si discuteva di verità e questa è una parte della mia verità al momento.

lunedì 20 marzo 2017

Malinconia

Quando ti trovi in Indonesia e senti un tuono, non guardi solo il cielo, ti volti verso le montagne ricordando che sono tutte vulcani e che nessun vulcano lungo la cintura di fuoco del Pacifico si può considerare completamente estinto. Comunque, da voi c'è l'Etna a dar spettacolo ultimamente, e non ha nulla da invidiare a quelli che mi circondano in questo momento.
Certo, se il cielo sembra macchiarsi d'inchiostro e un attimo prima stavi prendendo il sole, è più probabile che sia in arrivo un temporale, ma non è che i vulcani aspettino le belle giornate per eruttare. Sempre all'erta.


Qui è bellissimo anche sotto un acquazzone, ma oggi sono malinconica perché stamattina lascio l'Udayana Kingfisher Eco Lodge. A parte qualche cliente di passaggio rimasto un paio di giorni per fotografare la foresta, ho avuto il privilegio di essere l'unica ospite per quasi tutto il mio soggiorno. Non solo ho avuto a disposizione il giardino e la piscina e ho potuto scrivere e passeggiare indisturbata, ma sono anche stata "adottata" da uno staff sorridente e amichevole che, avendo poco da fare, ha passato volentieri del tempo con me. È stato meraviglioso, e quando dico meraviglioso mi viene sempre in mente la canzone di Lego Movie perché sono nerd nel midollo.
Stamattina, però, mi tocca salutare Kadek, Santos, le cameriere ninja, la giardiniera, la bravissima cuoca, la paziente Made che mi ha dato lezioni di guida in motorino mentre Asti ci riprendeva.

Parentesi - Quello del mio primo giro in motorino è un video che non renderò pubblico se non a fronte di un consistente bonifico, l'asta è aperta. Vi dico solo che mio fratello, tra i pochi eletti che l'hanno visto, ha commentato: "Tensione alle stelle. Prima la bambina che fugge tra i rovi, poi il cane salvato dal padrone che accorre allarmato... Ma non c'era un modello con le rotelle, per iniziare?" - Chiusa parentesi.

Mi mancheranno queste persone deliziose e anche le rane che mi cantano serenate ogni sera, le epiche battaglie tra insetti notturni nel mio bagno che intuivo dai cadaveri rinvenuti ogni mattina nei dintorni del lavandino. Mi mancheranno la mia scrivania e la vista sulla foresta. Non potevo desiderare accoglienza migliore sull'isola.


Mi sono goduta questo rifugio quieto e isolato da scrittrice, ora è tempo di rimettere i panni di viaggiatrice. Oggi pomeriggio mi trasferirò a Seminyak, ma, come si dice, questa è un'altra storia e ve la racconterò da là. Adesso, invece, vi saluto con la pioggia di Bali in due filmati ripresi dal mio cellulare nei giorni scorsi, così vi contagio con un po' di romantica malinconia.

Ogni tanto piove.


Ogni tanto piove forte.

sabato 18 marzo 2017

Dettagli

Vi è nota la mia passione per la birra e ovviamente ne bevo anche a Bali dove si trova la Bintang, stella in indonesiano. Ora, io sono stata viziata da amici tedeschi e questa qui è una bevanda passabile soprattutto se consumata ghiacciata, ma la birra, come la intendo io, è una cosa diversa. Indagando un po', ho scoperto che la Bintang non è altro che Heineken, è prodotta localmente dal 1929 da una filiale di Heineken. Pensandoci, è pure logico dal momento che l'Indonesia è stata a lungo una colonia olandese e deve il suo nome proprio alla contrazione di Indie Olandesi. In 88 anni di birrificio si poteva fare di meglio, ma la Bintang è leggera e costa poco, e poi fa parte dei miei ricordi di Bali fin dalla mia prima visita nel 2010. Mi piace sorseggiarla la sera a cena e poi finirla in veranda prima di andare a letto. 
Stamattina però ho dato un'occhiata alla mia pagina sul registro del bar self-service e confrontando le colonne di Bintang e acqua forse ho un principio di alcolismo, Non vi allarmate, è una falsa statistica perché compro le bottiglie d'acqua al supermercato, ricorro al lodge solo in caso di emergenza perché più costoso. Sarò anche alcolizzata, ma sono sempre brianzola e tengo d'occhio i prezzi. L'acqua conservata a temperatura ambiente nella mia camera è ancora bevibile, la Bintang proprio no, deve venire dal frigo del bar, meglio ancora, dal freezer.

Che brava, ne ho prese perfino due piccole!

Quando sono arrivata, ho mandato in lavanderia gli abiti che indossavo in aereo per eliminare la puzza di viaggio. Di solito però mi faccio il bucato da sola e stendo in giro per la camera. Il vantaggio di questo caldo umido è che se la mattina appendi all'aperto un abito, una maglietta o dei pantaloni, anche usciti stropicciati dalla valigia, la sera te li ritrovi perfettamente stirati dal clima, proprio senza una piega. Grazie, aria tropicale!

fresca di giardino

E niente, volevo appuntarmi questi due pensieri, anche se sono solo dettagli.



giovedì 16 marzo 2017

Birdwatcher ignorante


L'altro ieri sono andata in gita con Kadek ai settling pond di Nusa Dua, una distesa di stagni dove dimorano oltre 25 specie di uccelli.

Nusa Dua è un'aerea nel sud di Bali famosa per i lussuosi resort che, come sapete, non sono proprio cosa per me, ma per una volta i ricconi in vacanza hanno portato una piccola conseguenza positiva. Questi laghetti artificiali, oggi riserva naturale protetta, in origine sono stati creati per riciclare e depurare l'acqua di scarico dei resort e così irrigarne i giardini e i campi da golf. Col tempo, però, una gran varietà di uccelli acquatici e migratori ha preso a nidificare tra gli stagni, pescarne i pesci e i granchi, fino a trasformarsi in una grande attrazione per gli appassionati di birdwatching.

Per godersi lo spettacolo, bisogna arrivare intorno all'alba o poco prima del tramonto quando i volatili sono in piena attività. Il resto della giornata è troppo caldo anche per loro.
Quindi, sveglia alle 5.00, un caffè al volo e appuntamento con il signor Santos all'ingresso del lodge. Kadek si è fatta trovare puntuale lungo la strada, ma siccome era ancora buio, stavamo per caricare in macchina una donna che aspettava l'autobus. Sappiate che abbiamo riso un'ora per questo equivoco.

Imbracciati binocolo e macchina fotografica, io e la mia amichetta indonesiana abbiamo cominciato la lunga passeggiata sul sentiero che costeggia gli stagni. 
Il sole nascente gettava una bellissima luce sugli specchi d'acqua, credetemi, anche se non sono riuscita a catturarla nelle foto. L'aria era piena di cinguettii e frullare d'ali. I moli, gli isolotti, i rami degli alberi, i galleggianti ormeggiati, le sponde e le lingue di sabbia erano tutti ricoperti di uccelli che si posavano e poi si rialzavano in volo, si tuffavano a pescare e poi si agitavano per asciugare le ali. Pur scattando a casaccio, in ogni foto si inquadrano facilmente due o tre specie diverse di volatili. Non sono esperta e dei nomi pronunciati da Kadek quando indicava ricordo soltanto quelli che già conoscevo: la gru e il cormorano nero. Tutti gli altri, per me, si distinguono in becco giallo, piume marroni, becco a punta, uccello piccolo, ciuffo sulla testa, faccia da rapace, tipo anatra, e così via. 
Sono la birdwatcher più ignorante di sempre.
Nonostante le mie lacune in ornitologia, il luogo e i suoi abitanti alati mi sono piaciuti davvero tanto e questo è l'album dei loro ritratti.

A metà del percorso c'è un impianto per il compostaggio dei rifiuti organici che vengono utilizzati per fertilizzare, di nuovo, i giardini e i campi da golf. Accanto, si trova un vivaio che rifornisce di fiori e piante... Indovinate? Sì, i resort. Insomma, i settling pond sono ancora una proprietà privata, che per fortuna sfrutta le risorse in modo sostenibile, ma sono aperti al pubblico per il loro valore naturalistico che non si ferma all'avifauna tropicale. 

L'altro versante del sentiero si affaccia su una palude dove crescono ancora le mangrovie, i meravigliosi alberi che ho conosciuto in Cambogia anni fa. In realtà le mangrovie non sono proprio alberi, bensì agglomerati di alberi, ma non mi metto a fare la precisetta quando ho chiamato un raro esemplare di volatile quello con la cresta. Le loro caratteristiche radici si innalzano sopra il terreno e fuori dall'acqua per "respirare" anche quando si alza la marea. A me hanno sempre dato l'impressione che, su quelle lunghe e sottili gambe, le mangrovie potessero camminare, sollevarsi dalla palude e andarsene in giro. Magari, quando nessuno le guarda, lo fanno davvero. Dal versante dei settling pond la visuale è ostruita dalla fitta vegetazione, ma sono riuscita comunque a osservarle, mentre per le foto era troppo buio, ne ho fatta solo qualcuna nei punti più favorevoli. Però è stato bello rivederle, vecchie amiche.
Esiste un altro accesso per la foresta, sia a piedi per mezzo di passerelle, sia in barca, ma la visita mi è stata sconsigliata perché nessuno se ne prende cura ed è invasa dalla spazzatura e dalla plastica. Questo a Bali, nella ricca Nusa Dua che depura le acque di scarico per innaffiare i campi da golf. 
È un peccato perché al mondo rimangono pochissime mangrovie. Hanno subito un massiccio disboscamento allo scopo di liberare i litorali e sfruttarli come spiagge turistiche, allevamenti di crostacei, legname. Purtroppo, tale pratica non ha soltanto ridotto l'habitat di pesci, molluschi e uccelli, ma ci si è ritorta contro quando abbiamo scoperto che le mangrovie costituiscono una barriera naturale che protegge le coste dagli tsunami e dalle onde sollevate dai cicloni tropicali. Qualcuno nel 2004, da qualche parte nel sud-est asiatico, deve aver pensato: "Ops! Ecco a cosa servivano."

Torniamo sul sentiero. Volano, è proprio il caso di dirlo, più di due ore a passeggiare e comincia a far caldo. Gli uccelli diminuiscono, Kadek e io ci avviamo verso l'uscita, al lodge ci aspetta la colazione. Siamo quasi arrivate, quando mi fermo perché ho notato qualcosa che nuota a pelo d'acqua. È a pochi metri dalla riva, ma controluce, allora uso lo zoom per capire di che bestia si tratti. Kadek fa un balzo all'indietro: sembra un grosso serpente! Be', è questo qui sotto, ma secondo me è una specie di lucertola anfibia, anche perché mi pare che abbia le zampe. Che ne dite? Le altre foto nell'album magari vi aiutano a identificarlo, io devo prendere ripetizioni da Piero Angela.



Per non salutarvi soltanto con questo orribile dubbio, chiudo con un selfie sorridente. Buona giornata da Kadek e me!



domenica 12 marzo 2017

Bali lunare

La luna influisce tanto sulle maree quanto sulla vita dei balinesi.

Kadek e il suo carico eccezionale
Questa mattina, ho visto passare Kadek che, al posto della solita divisa del lodge, indossava camicia e sarong, tipico abbigliamento per le cerimonie induiste. Trasportava un vassoio a più piani alto quasi quanto lei e colmo di frutta e dolci. L'ha posato un attimo, doveva pesare parecchio, e si è fermata a salutarmi. Mi ha spiegato che stanotte ci sarà luna piena perciò, insieme alle altre donne che lavorano al lodge, era diretta al piccolo tempio nel giardino sul retro per portare offerte agli dei e pregare. Le ho chiesto il permesso di seguirla e scattare qualche foto che ho aggiunto all'album.
La signora che cura il giardino stava allestendo il tempietto per la cerimonia: disponeva cestini di riso e frutta, spargeva petali e fiori, accendeva bastoncini d'incenso e purificava l'area intingendo un mazzetto di foglie in acqua di cocco che poi spruzzava tutt'intorno. Come Kadek, anche le cameriere, che ci hanno raggiunto dopo essersi cambiate d'abito, hanno portato le loro offerte. Quando tutto era pronto per la preghiera, mi sono allontanata. Sempre gentili, mi hanno invitata a restare, ma sono tornata in camera perché a me darebbe fastidio essere osservata da una turista in certi momenti. Pudore mio.

Tempio in allestimento
Terminata la cerimonia, Kadek è tornata dal tempio con il suo carico e mi ha regalato un po' della frutta che io credevo destinata agli dei. «Oh non preoccuparti» mi ha detto «La mangerebbero gli uccelli. Prendi, prendi.» Mi sono limitata a pochi esemplari per tipo, ma avrei scalato molto volentieri quella montagna di delizie tropicali. Ho preso due banane, un mandarino e poi un grosso dragonfruit come quelli che mangiavo alle Hawaii e due piccoli frutti pelosi chiamati rambutan, tipici dell'isola, che hanno la polpa dolce e trasparente come acini d'uva.
Tornando alle usanze religiose balinesi, nel mese di marzo (quest'anno il 28) si celebra Nyepi, il Capodanno lunare. È noto anche come giorno del silenzio perché l'intera isola si ferma e zittisce. Secondo la tradizione, la sera prima bisogna fare un gran baccano e festeggiare, mentre grandi maschere raffiguranti demoni leggendari sfilano per le città. Tutto questo per attirare sull'isola gli spiriti malvagi che amano i bagordi. Il giorno seguente, scatta la trappola: quiete totale, silenzio assoluto. È severamente proibito circolare per la strada, i turisti devono restare negli hotel. A quel punto gli spiriti maligni, annoiati a morte, abbandonano Bali, lasciandola alle entità benevole per un altro anno. Non è affascinante? Naturalmente, parteciperò anche per voi e ve lo racconterò.

Vi saluto e vado a rimpinzarmi di frutta.

il mio bottino

venerdì 10 marzo 2017

Piccolo mondo, grande appetito


Cosa ci sarà mai di tanto interessante in un semplice giardino per una che ha girato il mondo? Tanto per cominciare, qui il “giardino” è trenta ettari di foresta. E poi io resto affascinata dalla natura anche quando è la piantina di basilico sul balcone perciò, rivolta a me, è una domanda senza senso. 
Ieri ho montato lo zoom sulla macchina fotografica e sono uscita con l'intento di osservare e documentare le piccole meraviglie a pochi passi dalla mia stanza. C'è tutto un mondo in quei pochi passi ed è un mondo nel quale la vita prende minuscole e splendide forme per manifestarsi. È un mondo di ali trasparenti, di ragnatele, di foglie prese a piccoli morsi, di zampette tra i fiori, di cerchi nell'acqua. La natura si fa creativa e astuta nella lotta per la sopravvivenza e allora vedo spine per difendersi, pollini per riprodursi, radici per nutrirsi. Per godersi lo spettacolo è sufficiente sedersi nell'erba e ammirare tutt'intorno la vita che vola, cammina, striscia, nuota, che mette in atto trappole e strategie. Io mi incanto davanti a tanto ingegno e bellezza e dimentico di fotografare perciò non ho molto da mostrarvi – dal National Geographic mi avrebbero già licenziata – e comunque, invece di chiedermi cosa ci sia da vedere in questo giardino, uscite a guardare bene nei vostri, nei parchi delle vostre città e perfino nelle aiuole della tangenziale. Avvicinatevi ai fili d'erba e ai rami degli alberi, mettete il naso nei fiori e osservate. Qualcosa si muoverà di sicuro e vi sorprenderà. I saggi l'hanno sempre detto che la felicità è nelle piccole cose. Non che io sia saggia, per carità, ma apprezzo, apprezzo tantissimo. Guardate qui.

arrosticini
Un'altra domanda che mi è stata rivolta spesso è tipicamente italiana: cosa mangi a Bali? 
In realtà me la facevano anche a casa perché quando confessi di essere vegana la gente pensa che ti nutra di polistirolo.
È assolutamente vero che la cucina italiana non ha rivali al mondo, pure per i vegani (spaghetti aglio, olio e peperoncino; polenta e funghi; orecchiette alle cime di rapa; maccheroni al pomodoro; porcini fritti; verdure e legumi ne abbiamo mille varietà e potrei continuare per dieci pagine, ma non ho voglia e non è questo il punto), ma l'Indonesia non è sul pianeta degli insetti fritti con salsa piccante, chiaro? Anzi, rispetto agli altri paesi asiatici che ho visitato, qui ho trovato una cucina più semplice, speziata con discrezione, condita con la giusta delicatezza per la lasciare intatto il sapore dei cibi. Pomodori gustosi come questi, ne ho mangiati solo in sud Italia e in Grecia. E poi la frutta. Ah, che buona la frutta tropicale! Trovo l'ananas a pezzetti nell'insalata con pomodori e cetrioli, solo sale e pepe per condire, ed è un contorno prelibato.


la colazione di oggi
Mangio così tanto e bene a colazione e cena che salto il pranzo perché non ho fame. Le signore che lavorano in cucina, ottime cuoche e donne gentilissime, mi chiamano "strictly vegetarian" – come in Kenya, Cavallette!  ma senza scandalizzarsi. Ogni mattina mi chiedono se sono sicura di non volere che mi preparino il pranzo e io penso che se non avessi trenta ettari di giardino dove passeggiare, sarei già ingrassata di trenta chili.
Spesso invio a Feddi le foto e le ricette dei piatti deliziosi che mi trovo sulla tavola perché anche lei è un'ottima cuoca. Vi cito solo arrosticini di tofu e tempeh, grigliati e croccanti, frittelle di verdura e una squisita crema di carote e pomodori al pepe, ma c'è un menù diverso ogni giorno. Per quanto riguarda le porzioni, le vedete nelle foto: tutti quei piatti sono solo per me.

Questa settimana scorre tranquilla, ma, anche se resterò al lodge fino al 20 marzo, vi anticipo che la prossima sarà ben più movimentata.

Insomma, non vi preoccupate: scrivo, esploro e mangio.


frittelle di verdura e tofu in salsa di soia con peperoni

P.s. Farfalle ovunque e ne avessi centrata una nelle foto! Sono pessima.