mercoledì 7 dicembre 2016

Festa!

Avete presente quei periodi nei quali tutti sembrano evitarvi, vi rimandano con una scusa, dicono di non avere tempo, e voi sperate che vi stiano organizzando una festa a sorpresa?

Non c'è nessuna festa. 

Ficcatevi la delusione nello zaino, levate l'ancora e fate della vostra vita una festa a cui valga la pena partecipare.



martedì 29 novembre 2016

Estinto è perduto


Durante i miei viaggi, ogni volta che mi trovo circondata da paesaggi e creature selvagge mi chiedo quanto durerà, se davvero siamo in grado di proteggere il poco che è rimasto di un ambiente straordinario, se non sia già troppo tardi per riparare ai danni che abbiamo inflitto per secoli a luoghi e culture che non meritano di svanire nella nebbia dell'inquinamento e dello sfruttamento. 
Ogni volta mi sento fortunata per l'opportunità di osservare e conoscere qualcosa che si trova sull'orlo dell'estinzione e, dal momento che non sta accadendo per cause naturali, si tratta evidentemente di un delitto. Che riguardi una tradizione tribale, una specie vegetale o animale, sulla terra o negli oceani, l'estinzione è irreversibile. Come un diamante, l'estinzione è per sempre.

Chiamatemi fanatica, ma io ci soffro e preferisco nel mio piccolo sostenere chi agisce per conservare le meraviglie delle quali ho goduto e quelle che non sono ancora riuscita a godermi, invece di comprarmi un'auto nuova o l'ultimo modello di cellulare. Sono scelte personali e anche se me la prendo e scrivo un post come questo, so che non si possono costringere le persone a cambiare se l'impulso non viene dalla loro coscienza

Viaggiando, acquisto souvenir dalle associazioni che si occupano di salvaguardia dell'ambiente, lotta al bracconaggio, recupero di animali da maltrattamenti e cattività; quando è possibile scelgo strutture che promuovo il turismo sostenibile, che risparmiano energia e acqua, che riciclano materiali, che limitano il proprio impatto e reinvestono nella cura dell'ambiente; evito le località del turismo di massa che stravolgono i panorami naturali e soppiantano i villaggi tradizionali; supporto le piccole attività locali, dalle guide ai guardiaparchi, ai ristoratori, agli artigiani, ai piccoli alberghi, ai mercati di quartiere che danno lavoro agli abitanti della zona perché chi vive in questi luoghi abbia un'alternativa economica allo sfruttamento indiscriminato del patrimonio naturale, alla svendita delle loro terre e alla distruzione di ecosistemi unici e fragili che un tempo erano dimora dei loro e dei nostri avi; porto via la mia spazzatura e rispetto i costumi del posto ricordando che sono soltanto ospite in casa delle persone e degli animali.

Dai luoghi che visito prendo solo foto di panorami, di animali liberi nel loro habitat, di persone gentili che sanno fare della diversità ricchezza anziché discriminazione e vorrei che di tutto questo un giorno non rimanessero solo le foto e i miei ricordi.

Poi penso che seguitiamo ad ammazzarci tra di noi, a sprecare l'acqua di due mesi di docce per produrre un solo hamburger, a coltivare più terra per sfamare gli animali da allevamento che le persone che muoiono di fame e miseria perché non potranno mai permettersi la carne di quegli animali né sarebbe sufficiente per tutti, a rubare terra alle foreste per dare foraggio alla mucca che diverrà hamburger, a sterminare gli animali selvatici che minacciano quella mucca, a depredarli del loro habitat per proteggere l'hamburger che sfamerà una sola persona per un solo pasto, a inquinare aria e acqua per uno sfizio che non ha alcuna utilità se non arricchire l'allevatore e impoverire il pianeta.


Non riesco ad avere fiducia nella nostra razza, nel più sleale e crudele dei predatori che non rispetta i propri simili, figuriamoci ogni altra creatura.
Leggo che l'Ecuador rinuncia alla propria foresta per far posto alle trivelle da petrolio perché non riusciamo a fare a meno dei combustibili fossili, leggo dell'imminente deforestazione totale della Cambogia che ho tanto amato quando ci sono stata, leggo che abbiamo raggiunto il punto di non ritorno nell'influenzare i cambiamenti climatici, leggo che si bombardano altri ospedali e che le organizzazioni nate per prendersi cura delle vittime della nostra violenza e avidità lanciano appelli alle coscienze dei potenti e delle persone comuni, ma restano inascoltati da sempre, e mi sale una rabbia che se fosse possibile trasformare in energia risolverebbe tutti questi problemi all'istante.

Io stessa sono parte del problema perché non ho uno stile di vita a impatto zero e non so nemmeno se sia possibile quando siamo miliardi a contenderci le risorse. Una foca uccisa da un pescatore in Groenlandia dove non ha altro cibo da procurarsi né può coltivare una terra ghiacciata va bene, è sopravvivenza. Tutto il resto, però, non lo è. Non si tratta più di sopravvivenza se si uccide un elefante per l'avorio, non è sopravvivenza dipendere dal petrolio al punto di scatenare una guerra dopo l'altra malgrado la tecnologia per farne a meno esista già. Tutto il male che ci facciamo non è necessario né indispensabile, lo facciamo solo per il profitto e tutti gli altri nomi che diamo alle cause di guerre e distruzione sono falsi, sono scuse e bugie. Non per bisogno, non per religione, non per nobili ideali: accade tutto i per soldi.
Allora leggo anche le newsletter delle associazioni che sostengo per consolarmi con le piccole vittorie che spianano un poco la strada alle tante battaglie ancora in corso. Gocce nell'oceano, ma gocce preziose.

Ho spesso l'impressione che l'umanità stia vivendo una lunga devastante adolescenza, quel periodo in cui invece di evolverti e maturare sembri più imbecille di quando eri bambino. Forse il nostro tempo sulla Terra non durerà abbastanza perché possiamo vedere un mondo migliore nel quale conviviamo pacificamente tra noi e con la natura, forse ci estingueremo prima dell'era della maturità e della saggezza.
E l'estinzione è per sempre, ricordate?

Sono pigra e vigliacca solo un pochino meno di quella maggioranza silenziosa che si chiama opinione pubblica, quella che si indigna e non fa una mazza per cambiare le cose, quella che si lamenta e quando c'è da votare una legge importante va in gita perché c'è il sole. Il mio contributo alla salvaguardia del pianeta che ci ospita è infinitesimale, ma non ci rinuncio e coglierò altre occasioni per fare di più. Oggi, intanto, mi andava di dirvi come la penso e non pretendo che siate d'accordo me, nemmeno che comprendiate il mio punto di vista. Mi andava di dirlo e ho la fortuna, negata a tanta gente nel mondo come alle creature che non possono parlare, di potermi esprimere liberamente. E voi siete liberi di darmi della fanatica deficiente, m'importa quanto al pinguino qui sotto, credetemi, perché non scrivo questo post per voi. 
Lo scrivo egoisticamente per me, per la mia voglia di urlare contro l'umanità addormentata su un'auto in corsa che si sveglierà solo allo schianto per morire soffrendo, per sfogare la mia frustrazione, per la mia coscienza sporca. Lo scrivo per onorare la pura gioia che ho provato quando ho scattato queste foto e per la mia smisurata paura di non avere mai più la possibilità di provare la stessa gioia.





Queste foto provengono dai miei personali album di viaggio, siete liberi di scaricarle e condividerle.


giovedì 17 novembre 2016

Ogni guerra

In un mondo ormai così piccolo, ogni guerra ci riguarda. Che sia per gli uomini, per gli animali, per le risorse o per l'ambiente ogni guerra coinvolge il nostro presente e segna il nostro futuro.
Ogni guerra è mondiale, ma non dovrebbe esistere.

venerdì 4 novembre 2016

Buon compleanno, Feddi!

Oggi la nostra piccolina compie 28 anni e festeggiamo la più giovane delle Cavallette. 


La Niña è notoriamente molto selvatica, se la perdi di vista un istante ha già attraversato la strada per scattare una delle sue foto artistiche. 



Ogni volta che incontra un gatto ci fa amicizia, fa le fusa e sa anche soffiare. Pure con le scimmie va molto d'accordo, accarezza le balene, bacia le giraffe e ama tutti gli animali che ricambiano perché è impossibile non volerle bene.


È tenera, affettuosa, premurosa ed è un piacere averla intorno. A casa è una splendida amica sulla quale si può sempre contare, un'ottima cuoca vegan e una stravagante artista. In viaggio è una compagna perfetta, sorridente e spiritosa.



Un grande abbraccio, bellissima Feddi, ti adoriamo!


domenica 9 ottobre 2016

Il mondo visto da dietro

Quando si viaggia si cerca di catturare ricordi anche con la macchina fotografica, ma non sempre gli scatti riescono come vorremmo. Capita spesso, per esempio, che il soggetto da ritrarre ci volti le spalle, soprattutto se si tratta di un animale selvatico che non ha nessuna intenzione di mettersi in posa.
Così negli anni ho collezionato una serie di di dietro fotografati all'inizio per errore e poi ricercati, sia con le Cavallette che con il TdC e mio fratello ho esclamato più volte: "Questa foto andrà nell'album dei culi!"
Ebbene, ho cominciato a creare quel famoso album con una ventina di scatti e so già che lo arricchirò nei prossimi viaggi perché anche il mondo visto da dietro ha le sue storie da raccontare.

Ecco a voi l'album dei culi di Semm de passacc!

mercoledì 5 ottobre 2016

...and Oktoberfest for all

tramonto alla tenda dell'ottima Augustiner
Tutti pensano all'Oktoberfest di Monaco come la più grande festa per ubriaconi del mondo e per molti turisti, in effetti, lo è. In realtà si tratta di un evento con una lunga storia alle spalle che col tempo è andato un po' perdendo il suo fascino per diventare un'attrazione commerciale. È nato nell'ottobre del 1810 come una delle tante feste pubbliche e private organizzate per celebrare le nozze tra il principe Ludwig e la principessa Therese. Da allora naturalmente è cambiato parecchio, ma rimane una grande festa di paese per quanto ogni anno richiami milioni di turisti da tutto il mondo.

vista notturna sul luna park
Io l'ho conosciuto attraverso amici tedeschi, bavaresi originali, che me l'hanno fatto apprezzare come si deve. Grazie all'ospitalità di questi amici, che abitano a dieci minuti di cammino dall'area in cui si svolge la fiera, ho avuto modo di partecipare più volte e di osservarne le diverse fasi: una volta la cerimonia d'apertura con la parata, la banda musicale, le rappresentanze dei birrifici (rigorosamente di Monaco) che, dopo un suggestivo conto alla rovescia che pare Capodanno, cominciano a spillare birre speciali nelle grandi tende di legno capaci di ospitare migliaia di persone; una volta in chiusura, quando i turisti se ne sono andati, i bavaresi si riappropriano della loro festa e puntuali alle 22 le cameriere mettono le panche sui tavoli e cominciano a pulire; altre volte durante la settimana con meno confusione rispetto ai weekend, di giorno pieno di famiglie con bambini al seguito a caccia di dolciumi e giri sulle giostre, di sera tra mille luci colorate e musica. 
tavoli all'aperto
Ci sono stata con un sole che pareva luglio e sotto cieli neri, gelidi e gonfi di pioggia, come fosse novembre. A proposito, a dispetto del nome, l'Oktoberfest comincia il penultimo fine settimana di settembre e finisce la prima domenica di ottobre, tranne quest'anno che si è concluso il lunedì perché in coincidenza con una festività. Ci siamo trovati al tavolo un tizio inglese che non lo sapeva ed è rimasto malissimo scoprendo di essere entrato appena un paio d'ore prima della chiusura. Se sei così imbecille da non informarti prima di prenotare un viaggio inutile, meriti questa delusione.

Per me l'Oktoberfest è sempre bello e mi piace per tanti motivi. Mi piace la birra, ovviamente, servita soltanto in boccali da litro, mi piace condividere le tavolate con sconosciuti che parlano lingue diverse, ma brindano insieme, cantano e si abbracciano. Mi piace vedere chi tiene alla tradizione indossare gli abiti tipici e sono giovani, anziani e bambini e mi piace immaginare che quella ragazza abbia ereditato il suo abito dalla nonna o che il padre spieghi al figlioletto perché se ne va in giro in calzoni corti e bretelle.

TdC resiste sotto la pioggia
Mi piace che alcune attrazioni del luna park allestito intorno alle tende dei birrifici siano rimaste quelle storiche, semplici, apparentemente stupide, ma sempre divertenti. Per esempio, c'è il Taboga, dal 1933, un nastro trasportatore che porta in cima a una torre dalla quale poi si scende lungo uno scivolo e il bello è stare a guardare gli ubriachi che tentano di restare in piedi sul nastro, ma corre così velocemente che nemmeno da sobri è facile mantenere l'equilibrio e non finire trascinati gambe all'aria sulla torre. È saltando su quel nastro che qualche anno fa mio fratello si fratturò una caviglia.

dentro la tenda come nelle barzellette:
un messicano, un tedesco e un italiano
Poi c'è la Ruota del Diavolo, anche questo uno spettacolo che diverte tanto il pubblico quanto i partecipanti. Risale al 1910 ed è semplicemente un ampio disco di legno rotante sul quale i giocatori si sfidano a rimanere il più a lungo possibile, mentre la velocità di rotazione aumenta e si viene colpiti da una palla morbida gigante e da funi lanciate nel gruppo dai collaboratori del presentatore. È il presentatore che chiama il pubblico a giocare in gruppi: solo donne, poi solo uomini, poi i bambini, poi solo gente bionda, solo gente bassa e così via e appena nomina la categoria si scatena una corsa al centro del disco perché chi rimane sul bordo è sempre il primo a volare fuori.

Oltre alla birra e alle giostre, ci sono bancarelle di dolci tipici, panini (anche vegani per me) e gli immancabili souvenir. Tutto questo contribuisce a creare un'atmosfera unica, imitata in tante nazioni, ma mai all'altezza dell'originale. Dovreste provare, è da visitare almeno una volta e non solo perché amate la birra come me.

venerdì 30 settembre 2016

Videoriassunto Kenya 2016

Vacanza finita, ma ho ancora addosso l'eccitazione e la tensione di questi giorni africani. Anche questa volta il Kenya mi ha sorpreso per panorami, avvistamenti di animali e scene da documentario naturalistico. Dagli altipiani verdi di Aberdare all'affascinante Nakuru sotto il temporale, dallo stagno di Nyahururu al lago Naivasha, dalla fantastica cicatrice geologica chiamata Rift Valley al Parco Nazionale di Nairobi con i grattacieli sullo sfondo, ogni luogo è stato una scoperta emozionante.
Lo staff di Khweza, con Peris e Fred in testa, è stato sempre gentile, disponibile e affettuoso. Imprevisti e difficoltà sono naturali in ogni viaggio, ma si superano con un po' di spirito d'adattamento. Per quanto si possa pianificare in anticipo, in una vacanza come questa bisogna lasciarsi trascinare dagli eventi perché l'avventura richiede libertà, pazienza, fiducia e la capacità di intonarsi agli imprevedibili disegni del destino che a volte ci sorride, altre volte ride di noi.
Essere in sei è stata un'esperienza nuova per le Cavallette, ci ha costrette a separarci in due stanze e stringerci sul pulmino con i bagagli, rendendo meno confortevoli gli spostamenti già complicati dallo stato delle strade e diluendo un poco la coesione del gruppo. Tutto sommato, però, è andata bene e ancora una volta abbiamo riportato a casa la Niña sana e salva!

Come di consueto, al termine di ogni viaggio monto alcune delle nostre foto e spezzoni dei nostri filmati per ripercorrere i giorni vissuti lontano da casa. Il primo video è dedicato a noi protagoniste, Cavallette e ospiti; il secondo è fatto dei paesaggi e degli animali che Madre Natura ci ha concesso di contemplare. Non è tutto, come ho già detto, non è possibile raccontare tutto né a parole né attraverso le immagini e comunque ognuno osserva il mondo da un punto di vista personale. 
Questo è un po' del mio.






martedì 27 settembre 2016

Gli album dal Kenya

Finalmente sono riuscita a riordinare un po' le foto mie, dalla Fra, di Rosalba e di Feddi e ho creato gli album per la vostra curiosità e i per i nostri ricordi. Questa è ovviamente solo una selezione e ne aggiungerò altre, ma per il momento potete cominciare a ripercorrere la nostra avventura attraverso le immagini che forse la raccontano meglio dei miei articoli. Ogni link vi aprirà l'album di un mondo diverso.
Buona visione!

Sole e pioggia, avvistamenti straordinari e ottimo cibo

L'alloggio da ricchi, la discesa alle cascate e la passeggiata allo stagno degli ippopotami

Foto di strada del nostro viaggio tra le varie tappe, i passaggi all'Equatore, la donazione dei pasti al villaggio, il traffico visto dal finestrino, piantagioni di caffè e tè, vista sulla caldera

Il fascino di un parco all'arrivo del temporale, il leone sull'albero

Il paradiso del birdwatching con giro in barca

Una riserva naturale alle porte di una metropoli


Dalla terrazza del Khweza alla serata alcolica, dal parco cittadino con le scimmiette all'orfanotrofio degli elefantini al Giraffe Center.

Ma non è finita, nei prossimi giorni ho ancora qualcosa da raccontarvi tirando le somme del viaggio e qualcosa da mostrarvi.

lunedì 26 settembre 2016

Cuccioli da salvare e malinconia

I viaggi brevi hanno il difetto di finire proprio quando cominci a sentirti a casa, ad adattarti al ritmo del luogo, orientarti e prendere nuove abitudini. Per noi tre Cavallette è stato un ritorno e abbiamo ritrovato un'atmosfera già familiare senza bisogno di tempo per ambientarci; alle nostre ospiti sarebbe servito di più, ma questa settimana abbondante è ciò che siamo riuscite a organizzare incastrando gli impegni di tutte.
Il nostro ultimo giorno a Nairobi è stato molto lungo visto che il volo di ritorno era a mezzanotte, ma è una buona cosa accumulare stanchezza per poter dormire in aereo in classe economica, credetemi.

Abbiamo dedicato la mattinata a visite e acquisti all'insegna della beneficenza per la protezione degli animali che abbiamo ammirato nei parchi. Fred ci ha portate nel quartiere chiamato Karen in onore della scrittrice Karen Blixen sorto dove un tempo si trovava la sua piantagione di caffè.
Come l'anno scorso, siamo state prima al centro David Sheldrick dove finiscono gli elefantini rimasti orfani per colpa dei bracconieri che sterminano i loro genitori trafficando l'avorio delle loro zanne. Qui vengono svezzati e accuditi finché sono pronti a essere inseriti in un nuovo branco nel parco nazionale Tsavo. Ogni giorno alle 11 si può assistere, pagando 500 scellini di ingresso (meno di 5 euro), all'allattamento degli orfani con biberon giganti. È uno spettacolo divertente e commovente osservare questi cuccioli simpaticissimi che corrono con le proboscidi penzolanti incontro alla colazione, mentre un operatore racconta l'istituzione del fondo e i progetti che sostiene, tra i quali una clinica veterinaria mobile e la costante lotta al bracconaggio. Per sostenere il fondo si possono acquistare magliette, oggetti in legno, cappellini, borse e altri souvenir prima di uscire.

video


A poca distanza, c'è il Giraffe Center. Qui l'ingresso costa 1000 scellini che insieme ai proventi del negozio di souvenir vanno all'African Fund for Endangered Wildlife, un'associazione che si occupa delle specie in via d'estinzione tentando di aumentarne la popolazione. Le giraffe che si trovano al centro, infatti, appartengono alla sottospecie Rothschild che vive in Kenya e Uganda e conta solo 1500 esemplari in libertà. Si tratta delle giraffe nane che abbiamo incontrato nel parco di Nakuru. Il centro attira le donazioni dei turisti grazie alla possibilità di offrire stuzzichini a questi animali stranissimi (complimenti alla fantasia di Madre Natura) perché si avvicinino e si facciano fotografare. 
Visitare questi centri è solo uno dei modi per sostenere i progetti di protezione degli animali e conservazione dell'ambiente africano. Dopo aver goduto delle bellezze di questa terra è naturale desiderare di fare qualcosa, anche un minimo, per poterle ritrovare in futuro. Le sensazioni che si provano contemplando gli incredibili panorami, l'emozione di osservare splendide creature in libertà nel loro ambiente, i pensieri che passano nella testa quando ci si immerge in un paesaggio di forme, colori e profumi così lontani dalla nostra quotidianità da sembrare opere di fantasia, sono impagabili e a ogni viaggio mi sento sempre più fortunata per ciò che mi rimane dentro. Non mi importa se piove o fa troppo caldo, se lo sciacquone impiega venti minuti a ricaricarsi, se ho le scarpe infangate e gli abiti impolverati, se saltello sul sedile perché la strada è così impervia che pare di viaggiare nella centrifuga di una lavatrice, se l'acqua della doccia si regola solo su ghiacciata o bollente, se non ho scattato una foto perché distratta da ciò che stavo vivendo, se ho i capelli di stoppa, il viso bruciato e le gambe piene di lividi. Da ogni viaggio torno più ricca e sono felice.

Io e Peris
Nel pomeriggio ognuna di noi ci è presa il proprio tempo. Chi preparava i bagagli, chi usciva per gli ultimi acquisti, chi si rilassava leggendo. Io sono salita sul tetto del Khweza a scrivere e sono stata raggiunta da Peris che voleva salutarmi e ha chiesto alla piccola Grace, la cameriera ugandese che si presenta ogni volta (e quando non l'ha fatto Feddi voleva chiederle il nome), di farci qualche foto insieme. Dopo due chiacchiere in privato delle quali vi parlerò in un altro articolo, Peris voleva salutare le altre ragazze che si trovavano in un negozio di spezie vicino all'ostello a comprare polveri colorate e odorose per portarsi a casa il sapore dell'Africa. Baci, abbracci, foto di gruppo, firme sul bigliettino che accompagnava la nostra mancia al caro Fred e scambio di numeri di telefono, si è fatta l'ora di cena e dell'ultima birra Tusker.  Sorrido perché la ricevuta degli extra della camera è intestata "Simona Barbi" perché qui mi conoscono con il mio soprannome.
È sempre triste andare via e ancor di più la sera, con due auto separate perché, per non farci mancar nulla, l'ultimo giorno abbiamo scassato il semiasse posteriore del nostro coraggioso pulmino. Lasciamo il Khweza colorato e illuminato per prendere scorciatoie buie verso l'aeroporto dove troviamo poca gente vista l'ora e nemmeno il mostro delle code si fa vivo più di tanto.
Vorrei restare, vedere il volo cancellato sui monitor. Mi consola il fatto che qui ormai abbiamo degli amici sui quali contare e un addio si trasforma in un più digeribile arrivederci. Per quello che non siamo riuscite a fare e vedere c'è sempre la prossima volta. Ciao, Kenya!

In piedi da sinistra: Simo Barbi, Sonia, La Fra, Rosalba
In basso: La Feddi e Claudia

domenica 25 settembre 2016

Friday nightlife in Nairobi

Il venerdì sera a Nairobi è festa sfrenata per tutti e Fred voleva portare fuori le sue ragazze, ma per tenerci d'occhio più facilmente ha portato con sé Victor, un altro dipendente del Khweza. Sonia è rimasta in camera perché la notte prima aveva dormito poco e io, che non sono una nottambula, speravo di non fare troppo tardi, ma ero anche curiosa di vedere come ci si diverte da queste parti.
Andare "in vita" con il pulmino dei tour ci faceva già ridere, ma era solo l'inizio. I ragazzi ci hanno portati in un quartiere pieno di locali con terrazze illuminate, tavolini all'aperto, luci, colori e musica, la chiamano electric road e i bar si susseguono lungo tutta la via.
Prima di tutto, Fred ci ha offerto un bicchierino per scaldarci. Siamo entrati in un locale salendo una scalinata tutta dipinta di rosso e sul pianerottolo c'era un tavolo pieno di bottiglie di superalcolici dove una bella ragazza preparava sorsi di fuoco per tutti. Io ho scelto un ottimo liquore al sapore di mela, poi abbiamo brindato: tutti insieme e tutto d'un fiato! Subito dopo il brindisi siamo usciti scendendo per un'altra scala perché il club dove volevano portarci era dall'altra parte della strada. 
Il locale era carino, con una pista da ballo, una terrazza per bere all'aperto e grandi schermi sui quali passavano video di rapper e popstar americane. Un giro di birra, quattro salti sulla pista, due risate al tavolo osservando la varietà di gente intorno a noi, tirate le somme e otterrete una serata molto divertente. 
Fred e Victor sono stati molto attenti a non far avvicinare nessuno e non ci hanno mai lasciate sole anche quando ci dividevamo. "Se qualcuno vi importuna o vi dà fastidio anche solo come vi guarda, ditemelo subito" ci ha ordinato il nostro fedele accompagnatore.


Lo spettacolo migliore è stato osservare uomini e donne ballare perché non c'è storia, sono di una razza diversa e si muovono in un modo che noi bianchi non possiamo imitare. Bellissimo.
Finite le birre tra chiacchiere più o meno serie, come cinque cenerentole, siamo salite sulla carrozza che ci ha portate in giro per il Kenya per una settimana e all'una e mezza eravamo a nanna.
Insomma, il venerdì sera non è molto diverso dai nostri in città, ma per 7 birre abbiamo pagato l'equivalente di 20 euro, c'è da ubriacarsi a poco!